Sono tecnologia, telefonia e informatica a guidare la classifica delle abitudini di consumo degli italiani grazie a una crescita “monstre” della spesa pro capite, pari a quasi il 3.200% rispetto al 1995.
Molto sostenuti anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare per i servizi culturali e ricreativi cresciuti del 137%.
A parte questi due comparti, poche altre voci mostrano segnali strutturali di espansione: è il caso della ristorazione (+25,3%) e delle spese per viaggi e vacanze (+17,2%) che, comunque, non sono ancora tornate sui livelli pre-Covid.
Meno beni fisici tradizionali
Anche a causa delle dinamiche demografiche e della crescita dei pasti fuori casa è in leggera flessione l’alimentazione domestica (-3,5% negli ultimi tre decenni), mentre tra i segmenti meno dinamici si confermano l’abbigliamento e le calzature (+6,2%), la cui domanda appare oggi più orientata verso capi a minore valore intrinseco (la cosiddetta fast fashion), e quello dei mobili e oggetti per la casa (+5,9%).
La domanda di beni tradizionali rimane dunque contenuta nel 2026, indice di un atteggiamento di prudenza delle famiglie dettato prevalentemente dall’incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico.
Discorso a parte per l’energia domestica (-37,4%) in consistente contrazione per comportamenti di consumo più attenti, ma anche grazie ad un crescente utilizzo di prodotti e sistemi a risparmio energetico.
Il quadro macroeconomico
L’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, dei consumi dell’1,2% e un’inflazione media del 2,7%, pur prevedendo un secondo semestre meno dinamico del primo.
Per conoscere l’andamento attuale dei consumi consulta l’ultima edizione di “Congiuntura Confcommercio”