Il datore di lavoro non può legittimamente acquisire o trattare le informazioni relative alla sfera emotiva dei lavoratori: questa la giustificazione che sta alla base dell’avvertimento inviato dal Garante Privacy ad una start-up italiana che aveva sviluppato un componente aggiuntivo per la piattaforma di messaggistica aziendale in grado di rilevare il livello di stress psicologico dei lavoratori.
Si tratta, infatti, di dati particolarmente delicati ai quali il datore di lavoro non può avere accesso, come vietano la normativa privacy, lo Statuto dei lavoratori e il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale.
Il Garante ha quindi invitato la società ad adottare misure adeguate a prevenire ogni rischio di accesso, anche indiretto, alle informazioni riguardanti la sfera emotiva dei lavoratori fin dalla progettazione del servizio, richiamando i rischi connessi all’impiego di tecnologie basate su modelli linguistici e analisi semantica, che possono produrre dei risultati non sempre trasparenti, verificabili o spiegabili con possibili risvolti negativi sui diritti dei lavoratori.